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«Da Lenders ai due Derrick: che emozioni!» – CORRIERE DELLO SPORT – STADIO e TUTTOSPORT – BY KINTANA

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LUNEDI’ 26 OTTOBRE 2015 – ROMA

Basta chiudere gli occhi e sembra un attimo. Quando a metà anni ’80, per i ragazzini i cui padri impazzivano dietro radioline, schedine e gol di sera alla tv, Holly e Benji era un appuntamento imperdibile. Per i maschi, soprattutto. Dai 7 ai 14, 15, 16 anni, a partire dal periodo in cui mancava poco a Messico ’86 e alle magie di Maradona che l’accompagnarono. Cartone animato preferito? Quello giapponese del calcio, in onda sui programmi di intrattenimento pomeridiano dedicati ai più piccoli. E tra questi ci sono gli amanti – e gli amatori – che non ti aspetti. Tanti che del calcio hanno poi fatto una professione, sanno tutto di Holly, numero dieci fenomeno a tutto campo, e Benji, portiere praticamente imbattibile: li seguivano eccome, quei due che partirono dal campetto di scuola per arrivare in cima al Mondo con la nazionale giapponese. «Certo che me li ricordo – racconta Roberto Baronio, ex ottimo centrocampista e oggi ct della Nazionale Under 18 – prima di scendere per strada a giocare con gli amici c’era “Holly e Benji”. Ce lo guardavamo tutti. Un cartone davvero bello…».

Un pizzico di nostalgia, anche perché si parla dell’infanzia. Ma ci ripensa mai?

«Nel corso degli anni, quando ce n’è stata la possibilità, ho ricomprato tutta la collezione e l’ho fatta conoscere a mio figlio. L’ho rivista con lui quando era piccolo: non tutta ovviamente, però sono ancora abbastanza preparato».

Vediamo un po’: prime immagini che le vengono in mente del cartone?

«Mi ricordo il campo in salita, poi le lunghe discese per arrivare in porta, azioni che duravano tre pomeriggi davanti alla tv. E anche prima dei tiri in porta: c’era sempre una storia dietro, una storia a cui i giocatori in campo pensavano prima di concludere».

Ok, ok, abbiamo capito che Baronio l’ha rivissuta da poco con il figlio. Cos’altro l’ha colpita, nuovamente, rispetto a quando era ragazzo?

«Il Tiro della Tigre di Mark Lenders, una volta prima della conclusione sono passati dieci minuti in cui tutti si guardavano e ognuno diceva la sua. Alla fine era interessante. E in più, ovviamente, si giocava a pallone, vero motivo per cui in tanti da ragazzini ne sono andati pazzi».

E se le dico New Team che le viene in mente?

«Era la squadra di Oliver Hutton, il protagonista principale. Con lui c’erano Bruce Harper, amico e difensore scarso, Tom Becker, un bell’attaccante. E Danny Mellow… Anzi no, Danny Mellow era in squadra con Mark Lenders».

Si ricorda anche i gemelli della serie?

«Eh be’, i Derrick, quelli della catapulta. Poi il portiere quello ciccione (Teo Sellers, ndr). E come dimenticare Julian Ross, il centrocampista campione, forse il più forte di tutti, ma che aveva problemi al cuore…».

Baronio, ma secondo lei per coloro che erano ragazzini in quegli anni si trattava di un punto di riferimento tra pallone e sogni?

«Credo proprio di sì, a chi piaceva il calcio piaceva Holly e Benji».

E oggi, anche grazie a una nuova ondata di passione nei confronti dei fumetti di matrice giapponese, sono tantissimi gli appassionati che via web si sono dati a quelle vecchie cronache e al recupero del prezioso materiale. Perché, anche e soprattutto in Italia, era calcio e cartone animato insieme, il massimo per un bambino di un Paese che mangia e respira calcio. Holly e Benji, con tutte le storie e i giocatori che crescevano con il sogno di diventare campioni. Il sogno di qualsiasi ragazzino che comincia a scuola con gli amici, facendo la porta con le cartelle sistemate per terra e imitando le “mosse” viste in tv sul quel bel cartone animato. Tanto la trama principale è sempre quella: si corre dietro a un pallone per inseguire la vita.

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